| San Domenico di Guzmàn |
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Gli anni giovanili
Domenico, che nella pietà popolare cattolica è conosciuto per avere avuto sentimenti di compassione fin dall'età giovanile per la sofferenza altrui, durante una di tali carestie, forse intorno al 1191, vendette quanto in suo possesso, incluse le sue preziose pergamene (un grande sacrificio in un'epoca in cui non era stata ancora inventata la stampa), per dare da mangiare ai poveri, affermando: (Domenico di Guzmán) Terminati gli studi, all'età di 24 anni, seguì la sua vocazione ed entrò tra i canonici regolari della cattedrale di Osma. Qui venne consacrato sacerdote dal vescovo Martino di Bazan, che stava riformando il capitolo secondo la regola agostiniana, con l'aiuto di Diego Acevedo. Il contatto vivo con i fedeli della Francia meridionale, dove era diffusa l'eresia dei càtari e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese missionarie verso l'Est, costituirono per Diego e Domenico una rivelazione. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca, scesero a Roma (1206) e chiesero al papa Innocenzo III di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani. Ma Innocenzo III orientò il loro zelo missionario verso quella predicazione nella Francia meridionale, la regione dove erano più attivi i càtari, da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. I due accettarono e, nel 1206, Diego e Domenico furono inviati missionari in Linguadoca e Domenico continuò anche quando si dissolse la legazione pontificia e anche dopo l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207).
La permanenza in Linguadoca San Domenico rimase in Linguadoca, a Prouille, nel paese dei Catari, come missionario, per oltre dieci anni (1205-1216), collaborando con il vescovo di Tolosa, Folchetto di Marsiglia e come legato papale cercò sempre di convertire gli eretici, con semplici riconciliazioni. Solo una volta Domenico è citato tra coloro che assistevano al rogo degli eretici[2].La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza[3], appoggiato in questa sua opera da Folchetto di Marsiglia, che lo nominò predicatore della sua diocesi. San Domenico inoltre si convinse immediatamente che bisognava anche dare l'esempio e vivere in umiltà e povertà come gli albigesi e pian piano maturò anche l'idea di un ordine religioso[4] Iniziò con l'istituzione di una comunità femminile che accoglieva donne che avevano abbandonato il catarismo e questa comunità di religiose domenicane esiste ancora oggi.[5]. A Domenico si avvicinavano anche uomini, ma questi resistevano poco al rigoroso stile di vita da lui preteso per testimoniare con l'esempio la fede cattolica tra i càtari. Alla fine però riuscì a riunire un certo numero di uomini idonei e motivati che condividevano i suoi stessi ideali, istituendo un primo nucleo stabile ed organizzato di predicatori. Nel 1209, in occasione dei massacri compiuti dai Crociati (particolarmente feroce fu quello compiuto dopo la conquista di Béziers), che non badarono all'età e al sesso e, nella loro furia, arrivarono a colpire perfino i cattolici, Domenico si distinse nel biasimare severamente tali azioni scellerate.
L'apparizione della Madonna e la consegna del rosario
Nel 1215 Domenico, per i suoi seguaci, prima ricevette in dono la casa in Tolosa di Pietro Cellani, divenuto anche lui predicatore, poi ricevette da Simone IV di Montfort il castello di Cassanel. |
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