preghiera2

Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore: egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode.
Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne nella quale celebriamo la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l'antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico, la realtà disperde l'ombra: luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura.
È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie.
Chi ne mangia non lo spezza, né separa, né divide: intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi: nella stessa comunione ben diverso è l'esito!
Quando spezzi il sacramento non temere, ma ricorda: Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell'intero.
È diviso solo il segno non si tocca la sostanza; nulla è diminuito della sua persona.
Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev'essere gettato.
Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell'agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nùtrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

256Canta, o lingua il mistero del Corpo glorioso, e del prezioso Sangue che quale prezzo del mondo, frutto di un nobile grembo, il Re delle genti effuse.
Nato per noi, dato a noi da una vergine intatta, dopo essere vissuto nel mondo, sparso il seme della parola, pose fine alla sua dimora in modo mirabile.
Nella notte dell'ultima cena, sedendo a mensa con i fratelli, dopo aver fedelmente osservata la legge nei cibi prescritti, come cibo al gruppo dei dodici dà se stesso con le sue mani.
La Parola fatta carne con una parola cambia il pane in carne, e il vino diventa il Sangue di Cristo, e se il senso viene meno, per confermare un cuore sincero basta la sola fede.
Un così grande sacramento dunque veneriamo prostrati: e l'antica prescrizione faccia posto al nuovo rito: supplisca la fede alla deficienza dei sensi.
Al Padre e al Figlio lode e giubilo, salute, onore, virtù e benedizione: e a Colui che da entrambi procede sia la medesima lode. Amen.

2lcmfqxIl Verbo che viene dall'alto, senza lasciare la destra del Padre, nel compiere la sua missione giunse al termine della sua vita.
Sul punto di essere consegnato dal traditore ai complici per essere ucciso, donò dapprima se stesso come cibo di vita ai discepoli.
Ad essi diede sotto una duplice specie la Carne e il Sangue; così che con la duplice sostanza cibasse l'uomo tutto intero.
Nascendo diede se stesso come compagno, sedendo a mensa insieme come cibo, morendo come prezzo, regnando come premio.
Vittima di salvezza che apri le porte del cielo! Ostili guerre premono, donaci forza e aiuto.
Al Dio Uno e Trino sia sempiterna gloria; e vita senza termine doni a noi nella Patria. Amen.

 

 

 

 

 

 

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