Il Monastero ieri

old monL'ordine di S. Domenico ha scritto pagine gloriose a Macerata. Esisteva un antico convento con annessa chiesa di S. Domenico, dove per circa sei secoli i domenicani hanno "testimoniato la Verità" irradiando tutt'intorno copiosi beni spirituali. Quando nel XIX secolo leggi civili chiusero conventi e monasteri, passata l'onda anticlericale, S. Domenico di Macerata non riuscì a riprendere la sua vita, forse per mancanza di religiosi, mentre rifiorì il Monastero "Corpus Domini" mantenendo così vivo e palpitante l'ideale di S. Domenico.

 

 


Monastero del Corpus Domini! Una denominazione che va ben compresa nel suo significato e nelle sue ragioni storiche.

 


Il Monastero del Corpus Domini di Macerata può dirsi una filiazione di un altro fondato dopo la metà del secolo XVII a Conegliano Veneto, in provincia di Vicenza dal p. Girolamo Piccini; priora della nuova comunità fu Sr. Maria Giacinta Bassi, venuta a Conegliano, nel 1673 dal monastero di S. Martino di Venezia, " donna di mente vasta", come la definisce un contemporaneo, vivace, di ardore incomparabile nelle dilatazione del culto di Dio".

 


Dopo quasi 19 anni trascori con edificante fervore nella direzione del monastero di Conegliano, questa Religiosa, all'inizio del 1692 se ne venne nelle Marche ove fondò tre monasteri: Macerata, Loro Piceno, Montefiore dell'Aso.

 


giacintaGiunse la Madre Giacinta a Macerata con altre quattro nipoti, già rivestite del sacro abito domenicano, e presero dimora presso un antico conservatorio per orfani, con licenza del vescovo maceratese Mons. Fabrizio Paolucci, il 23 maggio 1692. L'anno seguente, la nobildonna Francesca Burgi, sposa del conte Enrico Compagnoni, donò tutti i suoi beni e la stessa casa natale perché potesse essere trasformata in Monastero. Le monache, accanto alla casa avuta in dono, costruirono la chiesa che vollero dedicata al "Corpus Domini" per indicare lo scopo precipuo del loro istituto che è il culto dell'Eucaristia. Nel 1828 ottennero dalla Santa Sede la facoltà dell'esposizione solenne di Gesù Eucaristia. La comunità maceratese ha l'onore di essere stata la prima in Italia a stabilire l'adorazione perpetua.


In questa nuova sede avvenne la morte della Madre fondatrice: 14 luglio 1697.
Il dono più prezioso che la Madre fondatrice potesse lasciare in eredità alle sue figlie furono le "Regole et Constitutione delle Suore della Penitentia et Osservantia di S. Domenico" da lei composte lo stesso anno della sua venuta a Macerata, approvate dal Vescovo Mons. Paolucci il 23 maggio 1692. In essa volle anzitutto che il Monastero fosse fondato sulla povertà, sulla mortificazione e sulla più stretta osservanza. Ordinò ancora che si facessero due ore di meditazione al giorno: una dopo compieta,con disciplina e un'altra dopo Mattutino.
La caratteristica singolare di queste Costituzioni sta nell'infondere nelle monache il culto più fervido verso la SS. Eucaristia.

 

bibblLa Comunione, come è noto, non era allora tanto frequente: alle Monache dapprima fu permesso di farla 15 volte l'anno, e solo più tardi fu loro concesso ogni 15 giorni, più nelle domeniche di Quaresima e di Avvento. La Madre Bassi invece, mentre il giansenismo minacciava la pietà cristiana e col suo rigorismo estingueva la devozione, nel cap. 25 prescriveva alle suore: "Che potevano fare la Comunione 4 volte la settimana, e le domeniche e tutte le feste e tutti i Santi dell'Ordine,e, se ve ne fosse alcuna che sentisse di farla ogni giorno, purchè, ne cavi frutto, non le sia negato". Ma non basta: desiderosa di promuovere sempre più il culto a Gesù nel SS.mo Sacramento, nel cap. 33, l'ultimo della Costituzioni, scrive: " Quando nelli Monasteri vi sia il numero sufficiente, che si possi fare ogn'hora l'adorazione continua al SS. Sacramento di giorno, e di notte, si faccia quello Santo esercizio; un'hora per una, più o meno, secondo che sarà imposto dalla Madre Priora".

 

 


Gli albori di questa comunità furono molto umili ed austeri eppure non mancò l'affluenza di tante vocazioni. Nel 1694, a due anni dalla fondazione le monache erano già 16; sei anni dopo erano 24. La fama di santità che aleggiava nella comunità maceratese si diffuse fino ai più lontani paesi, tanto che nel necrologio del primo periodo si leggono i nominativi di dodici monache tedesche, e per l'aumento delle vocazioni il Monastero dovette a più riprese operare degli ampliamenti.


Morta la Madre fondatrice e la prima venerabile madre Priora Sr. M. Geltrude Burgi (sorella della benefattrice Francesca Burgi), la vita monastica proseguì nel più grande fervore e nella perfetta osservanza.


Ma ecco, dopo più di un secolo di serena pace sul finire del '700 le truppe napoleoniche giunsero a Macerata ed instaurarono un governo sovversivo che si distinse per le angherie contro tutte le comunità religiose. La comunità delle domenicane non fu risparmiata, le monache furono costrette a sgombrare immediatamente il Monastero che fu ridotto a caserma, e nella chiesa e nei locali annessi fu aperto un ospedale dei pazzi.


La Priora Sr. Maria Rosa Teresa, al secolo Clementina Mignardi, di nobile famiglia maceratese quando la comunità fu soppressa, raccolse le monache in una casa da lei acquistata con annessa una piccola cappella dove proseguirono, per quanto possibile, la vita religiosa in tutte le sue osservanze e in una grande povertà; infatti tutti i beni del monastero furono indemaniati, mentre alle monache venne assegnata una pensione vitalizia.


Dopo cinque anni crollato il governo napoleonico ed instaurato il governo pontificio, la vita religiosa rifiorì. Il Vescovo di allora S. Vincenzo Maria Strambi, si adoperò per restaurare Il monastero rimasto gravemente danneggiato, e ricostruire la chiesa.


Il 21 agosto 1824 le monache rientrarono nel loro antico monastero;l'anno seguente, 13 luglio 1825 dalla cripta della Cattedrale rientrarono in monastero le spoglie mortali della Madre Bassi e della Madre Burgi.
Il 9 settembre 1841 il monastero ebbe l'onore di ricevere la visita del Sommo Pontefice Gregorio XVI, e il 14 marzo 1857 quella del Papa Pio IX.
Erano trascorsi poco più di trent'anni dal ritorno delle Religiose nel Monastero, quando si scatenò una seconda tempesta.
Con decreto in data 3 Gennaio 1861 tutte le comunità religiose dovevano cedere al demanio tutti i loro beni mobili e immobili; inoltre i Monasteri potevano sussistere finché sopravvivevano sei religiosi, dopo di che il Monastero era soggetto inesorabilmente alla soppressione. Era poi assolutamente proibito accogliere nuove vocazioni. Il comune intendeva requisire, per trasformarlo in pretura, o il Monastero "Corpus Domini", o quello "S. Vincenzo" delle Cappuccine. La scelta cadde su "S. Vincenzo" e le monache Cappuccine furono obbligate a trasferirsi nel Monastero delle Domenicane, da loro accolte con grande benevolenza.


In questo periodo difficile della seconda metà dell'800 emerge un'altra fulgida figura, Sr. M. Rosa Eletta Salvucci, che governò la comunità con saggezza e prudenza per cinquant'anni. Sfidando la legge, accolse segretamente nuove vocazioni, aspettando il momento opportuno per nuove vestizioni. Ma non si poteva vivere sempre nel timore: occorreva riscattare il Monastero. Finalmente dopo grandi risparmi, incessanti preghiere, snervanti pratiche burocratiche e grazie al munifico contributo della baronessa Annunziata Narducci, le monache, in data 21 marzo 1903 riscattarono dal demanio il loro amato Monastero.


Durante la seconda guerra mondiale, per eventi bellici la Comunità in seguito a un duro bombardamento su Macerata, dall'aprile al luglio 1944 trovò rifugio presso le clarisse di Pollenza.


Dopo tante tribolazioni il giubilo più grande della Comunità " Corpus Domini" fu quella di poter emettere il 25 marzo 1957, con rescritto della Sacra Congregazione, i voti solenni. Era il passaggio ufficiale dal III al II Ordine, anche se in realtà avevano sempre vissuto da vere contemplative.


A distanza di circa tre secoli si apre una nuova pagina della storia della comunità del "Corpus Domini" di Macerata, la quale l'8 dicembre 2005 lascia il suo "deserto" nel cuore della città per trasferirsi là dove stanno sorgendo le case della gente...il suo deserto continua in mezzo ai fratelli, la cui eco giunge attraverso la voce di quanti vi si recano ad implorare preghiere e consigli.

 

 

 

 

 

 

adorazione monache